Industria 5.0: come impostare la transizione verso un futuro sostenibile, human-centric e resiliente

Nel panorama industriale contemporaneo l’emergere del termine “Industria 5.0” rappresenta una svolta significativa, segnando l’evoluzione dal paradigma Industria 4.0.

Questo concetto ha cominciato a diffondersi dopo la pubblicazione del policy briefing della Commissione Europea nel gennaio 2021, delineando un futuro industriale che equilibra l’efficienza tecnologica con la sostenibilità, la resilienza e un approccio incentrato sull’uomo.

Differenze tra Industria 5.0 e 4.0

Industria 4.0, incentrata sull’automazione e l’interconnettività, ha posto la sua attenzione su aspetti tecnologici capaci di migliorare significativamente l’efficienza dei processi produttivi.

Tuttavia, proprio questa sua focalizzazione principalmente tecnologica non ha dato sufficiente spazio ad aspetti cruciali come la sostenibilità ambientale e la centralità dell’elemento umano.

È proprio nel recupero di questi aspetti che possiamo leggere il concetto di Industria 5.0 come doverosa evoluzione di Industria 4.0.

La necessaria transizione fino a questo nuovo paradigma passa anche attraverso una ridefinizione della gerarchia di priorità e valori, per accompagnarci verso un futuro in cui l’efficienza è al servizio di un vivere sempre più sostenibile, sia sul fronte sociale che su quello ambientale.

I 3 pilastri di Industria 5.0

1. Approccio human-centric

Industria 5.0 pone l’essere umano al centro del processo produttivo.

Questo approccio enfatizza la necessità di adattare la tecnologia alle esigenze dei lavoratori, garantendo che i sistemi e le piattaforme rispettino i diritti fondamentali e la dignità umana.

È un passo verso la creazione di ambienti di lavoro più inclusivi e sicuri, aumentando la soddisfazione e il benessere dei lavoratori.

2. Sostenibilità

Industria 5.0 promuove la transizione verso modelli di economia circolare e l’efficienza energetica.

Questo implica lo sviluppo di sistemi di produzione che utilizzano energie rinnovabili e mirano a ridurre le emissioni di carbonio, in linea con gli obiettivi dell’UE per il 2030.

Un altro aspetto cruciale è la riduzione degli scarti, che passa sia attraverso una migliore qualità generale della produzione sia attraverso il riutilizzo di alcune parti che possono trovare nuova vita anziché essere inviate frettolosamente allo smaltimento.

3. Resilienza

Questo pilastro si concentra sullo sviluppo di una maggiore robustezza nella produzione industriale e nelle infrastrutture critiche.

L’obiettivo è creare sistemi che possano resistere e adattarsi rapidamente a cambiamenti e sfide, sia economici che ambientali: le esperienze degli shock degli ultimi anni, dalla pandemia alle tensioni internazionali, sono proprio il contesto in cui il paradigma di Industria 5.0 dovrebbe trovare terreno fertile per svilupparsi.

Tecnologie abilitanti e formazione

Le tecnologie abilitanti dell’Industria 5.0 includono:

  • Integrazione uomo-macchina individualizzata
  • Tecnologie bioispirate e materiali intelligenti
  • Digital Twins e simulazione
  • Tecnologie di trasmissione, archiviazione e analisi dei dati
  • Intelligenza artificiale
  • Tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio e l’autonomia

Queste tecnologie richiedono nuove competenze e una formazione adeguata, enfatizzando l’importanza di un piano educativo e professionale all’avanguardia.

Il ruolo di Alumotion

Già nel 2018 Esben H. Østergaard, co-inventore dei cobot Universal Robots (di cui siamo distributori in Italia), rifletteva su come Industria 4.0 rischiasse di sprecare la creatività delle persone per lavori “da robot”.

Per Østergaard, la transizione a Industria 5.0 doveva essere segnata dal ritorno del tocco umano nella produzione, per portare a pieno compimento la personalizzazione di massa abilitata da Industria 4.0 stessa.

I concetti chiave di Industria 5.0 sono il perno su cui si basa anche la metodologia della Lean Robotics, di cui siamo Ambassador con il nostro co-fondatore, Fabio Facchinetti.

I robot collaborativi – di cui abbiamo realizzato più di 1.000 integrazioni nella nostra esperienza – consentono di automatizzare parti di processi che provocano stress psicofisico o possono comportare un certo livello di rischio per le persone.

Grazie ai cobot, che condividono lo stesso spazio con gli operatori aiutandoli a svolgere delle attività in sicurezza, la macchina torna a essere uno strumento della produzione, un “utensile evoluto” al servizio delle persone.

È proprio in quest’ottica che trova fondamento l’importanza della formazione all’utilizzo di macchine sempre più semplici da programmare e far funzionare, aprendo la strada a un uso condiviso ed efficiente in molti e differenti contesti.

Con le sessioni – anche one-to-one – presso il nostro Nuovo Competence Center, aiutiamo le aziende a trarre il massimo dall’uso dei robot collaborativi, ottimizzando i processi e l’uso delle risorse e riducendo gli sprechi della produzione, con un vantaggio tangibile in termini di costo della stessa.

Visione politica e strategie europee

Il Ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha espresso l’intenzione di predisporre un Piano Transizione 5.0 in Italia per razionalizzare gli incentivi alle imprese.

Questa mossa politica evidenzia la crescente consapevolezza dell’importanza di un approccio industriale più equilibrato e sostenibile.

Nel momento in cui scriviamo, le buone intenzioni stanno per essere tradotte in un piano d’azione concreto, reso pubblico e dettagliato nei particolari.

Il punto di vista di Confindustria

Anche Confindustria sottolinea l’importanza dell’investimento in innovazione e formazione nell’ambito di Industria 5.0 in Italia.

Giovanni Baroni, presidente della Piccola Industria di Confindustria, enfatizza che mettere le persone al centro è cruciale per mantenere la competitività, specialmente per le PMI.

L’approccio deve essere bilanciato, considerando sia le transizioni green che digitali come componenti integranti di una medesima strategia evolutiva.

E proprio in quest’ottica anche l’associazione degli industriali ha insistito a lungo per la predisposizione di un Piano Transizione 5.0, declinato anche in incentivi e bonus per chi innova.

Conclusione

Industria 5.0 rappresenta un cambio di paradigma che richiede un approccio in cui il focus è sull’umanizzazione dei processi industriali e, sempre di più, sulla loro sostenibilità.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario costruire la giusta alchimia tra l’impiego di tecnologie avanzate, come la robotica e l’intelligenza artificiale, e la formazione delle competenze necessarie per indirizzarle al meglio.

È un percorso che richiede visione, collaborazione e un impegno trasversale per realizzare il suo pieno potenziale. La collaborazione tra vari settori, compresi la politica, l’industria e anche la scuola, è un requisito essenziale per il successo di questo approccio.

Con una strategia ben pianificata e un’attuazione efficace, Industria 5.0 ha il potenziale per trasformare non solo il modo in cui produciamo, ma anche il modo in cui lavoriamo e viviamo, creando un futuro di sviluppo più inclusivo per tutti.

In un momento in cui si vanno riducendo alcune forme di bonus, la speranza è che presto vengano individuati altrettanti adeguati incentivi per sostenere la transizione da Industria 4.0 a 5.0, così come stanno già facendo altri Paesi, dalla Cina agli Stati Uniti d’America.

Nel corso del 2024 avremo modo di continuare ad approfondire il ruolo della robotica collaborativa in questo importante processo di cambiamento, già avviato con numerosi clienti e – questo chiaramente è il nostro auspicio – da avviare con molti altri.