Non trovi più saldatori? Come la saldatura robotizzata ti fa continuare a produrre

Cella di saldatura robotizzata con cobot in officina

Non trovi più saldatori? Come la saldatura robotizzata ti fa continuare a produrre

La saldatura robotizzata con cobot è l’automazione del processo di saldatura tramite un robot collaborativo che impugna la torcia (MIG/MAG o TIG) e lavora a fianco dell’operatore, senza barriere. Per un’officina significa fare i cordoni ripetitivi con qualità costante, recuperare le ore di un saldatore esperto e continuare a produrre anche quando il personale specializzato manca.

Le officine italiane rifiutano commesse perché manca chi salda. La saldatura robotizzata non sostituisce il saldatore: fa il lavoro che nessuno vuole più fare e libera le persone che hai per quello che conta.

Il problema non è tuo: in Italia mancano i saldatori

Negli ultimi due anni ho avuto la stessa conversazione decine di volte, sempre con lo stesso copione. Un titolare di carpenteria mi chiama: ha le commesse, ha i clienti, ha il lavoro. Quello che non ha è chi salda. Il saldatore esperto è andato in pensione, il sostituto non si trova, i due ragazzi giovani che aveva formato se ne sono andati altrove. Risultato: rifiuta lavoro. Non per mancanza di mercato, ma per mancanza di braccia.

Se ti riconosci in questa scena, la prima cosa che voglio dirti è che non è un problema tuo. È strutturale, e i numeri lo confermano. Secondo il Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere e Ministero del Lavoro), nel trimestre agosto-ottobre 2025 il 47,8% delle assunzioni programmate dalle imprese è risultato di difficile reperimento, con i profili metalmeccanici (saldatori in testa) tra i più introvabili e picchi oltre il 55% nel Nordest. Chi ha le competenze invecchia, i giovani non scelgono questo mestiere, e formare un saldatore esperto richiede anni che non hai.

Cos’è la saldatura robotizzata con cobot (e perché cambia la prospettiva)

Quando si parla di automatizzare la saldatura, la prima reazione del titolare è quasi sempre difensiva: “non voglio licenziare nessuno”. E ha ragione a pensarci. Ma è la domanda sbagliata.

Il problema oggi non è avere troppe persone: è non averne abbastanza. La saldatura robotizzata non serve a sostituire i saldatori che hai, serve a fare il lavoro per cui non riesci più ad assumere. I cordoni ripetitivi, le serie lunghe, i pezzi standard che impegnano una persona per ore in un’attività che la logora. Il saldatore esperto che ti resta, invece di passare la giornata su quei pezzi, segue le lavorazioni complesse, controlla la qualità, gestisce la cella. Fa il mestiere, non la manovalanza. È questo il senso della robotica collaborativa applicata alla saldatura: il cobot lavora accanto alla persona, non al suo posto.

Perché un cobot e non un robot di saldatura tradizionale

Qui c’è la differenza che conta per un’azienda medio-piccola. Il robot di saldatura tradizionale è una macchina grande: va recintato, richiede programmazione specializzata e ha senso solo su grandi volumi costanti. Per la maggior parte delle carpenterie italiane è sovradimensionato e troppo rigido.

Il cobot, il robot collaborativo, è un’altra cosa: compatto, spostabile, lavora senza barriere in sicurezza accanto all’operatore e si riprogramma in fretta quando cambi commessa. Per chi fa lotti piccoli e medi e cambia spesso pezzo, è la differenza tra un’automazione che usi davvero e una che resta ferma in un angolo. Un’azienda che prima dedicava un saldatore a tempo pieno alle serie ripetitive, dopo l’installazione lo libera per le lavorazioni che richiedono la sua esperienza, mentre la cella continua a produrre anche quando il personale non c’è.

La saldatura robotizzata è diventata una tecnologia sempre più diffusa e utilizzata nell'industria manifatturiera.

Quando conviene la saldatura robotizzata (e quando no)

Essere onesti su questo è ciò che garantisce il ritorno. Conviene quando hai lotti ripetitivi o famiglie di pezzi simili, carenza di saldatori o turni difficili da coprire, bisogno di qualità costante del cordone, cordoni lunghi e ripetuti che oggi affaticano la persona. Conviene meno quando produci quasi solo pezzi unici, sempre diversi e con geometrie complesse (il tempo di attrezzaggio non si ammortizza), o quando il processo a monte è disorganizzato, perché non si automatizza il caos: prima serve un minimo d’ordine nel flusso dei pezzi.

“Sì, ma quanto costa?” Costi e ritorno

Lo so che la domanda vera è questa, e so anche che molti hanno già ricevuto preventivi scritti per spaventare. Due cose oneste. Una cella di saldatura robotizzata parte da circa 60.000 euro più IVA, in funzione del processo (MIG/MAG o TIG), della taglia del cobot e delle attrezzature. Ma il numero che conta non è il listino, è il payback, che dipende da turni, volumi e costo della manodopera che liberi: nei casi tipici di officina rientra entro 12-18 mesi (stima dai nostri casi). E il ritorno non si misura solo sul lavoro risparmiato, si misura sulle commesse che oggi rifiuti e che potresti accettare.

Un acceleratore c’è, l’iperammortamento 2026, che abbatte il costo reale dell’investimento. Ma, controcorrente rispetto a chi vende solo sull’incentivo: l’incentivo non è la ragione per cui dovresti farlo. È un acceleratore, non il motivo. Il motivo è che senza saldatori non produci, e questo problema non si risolve aspettando.

Da dove si parte

Non si parte comprando un robot. Si parte da un’analisi dei tuoi pezzi e dei tuoi volumi: cosa ha senso automatizzare, cosa no, e in quanto tempo la cella si ripaga nel tuo caso. È un lavoro che facciamo prima di qualsiasi preventivo, perché vendere una cella che non serve non conviene a nessuno, tantomeno a noi. Se la carenza di saldatori ti sta costando commesse, vale la pena almeno capire i numeri.

Domande frequenti

Perché è così difficile trovare saldatori in Italia?

Perché è un problema strutturale: chi ha le competenze invecchia, i giovani non scelgono il mestiere e la formazione richiede anni. I dati Excelsior 2025 indicano oltre il 47% delle assunzioni metalmeccaniche di difficile reperimento, con picchi sopra il 55% nel Nordest.

La saldatura robotizzata sostituisce il saldatore?

No. Esegue i cordoni ripetitivi e le serie lunghe, mentre il saldatore esperto si dedica ai pezzi complessi, al controllo qualità e alla gestione della cella. Affianca la persona, non la sostituisce.

Serve un programmatore di robotica per usarla?

No. La programmazione è semplice e spesso guidata: si muove il braccio a mano sui punti del cordone. Resta utile la competenza di saldatura per impostare i parametri, ma non serve un esperto di robotica.

Quanto si risparmia con la saldatura robotizzata?

Dipende da volumi, turni e costo della manodopera liberata: nei casi tipici di officina il payback è di 12-18 mesi, accorciabile con l’iperammortamento 2026. Il calcolo va fatto sul caso specifico.

Conviene a una piccola officina o a un terzista?

Sì, se ci sono lotti ripetitivi o difficoltà a trovare saldatori. Per i terzisti è anche una leva commerciale: poter garantire al committente tempi e qualità ripetibili.

Vuoi capire se la saldatura robotizzata ha senso per la tua officina?

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