Robotica Collaborativa da record in Lombardia ed Emilia-Romagna nel 2018 e crescita a doppia cifra per il 2019

Cresce la robotica in Italia, più che altrove: secondo i dati riportati da SIRI, l’associazione italiana di robotica e automazione, in Italia nel 2018 sono stati installati più di 9.000 robot, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.

Nel resto del mondo la crescita non è stata così elevata, anzi: la media globale si limita al singolo punto percentuale, mentre la media europea, aiutata anche dal risultato italiano, è pari ad un più significativo 7%.

Incentivi e sgravi hanno sicuramente contribuito al risultato, ma il grosso del merito è da attribuire alla vitalità della nostra industria manifatturiera, che affronta la competizione dei mercati globali anche attraverso la revisione e l’ammodernamento delle produzione, sia per processi che per risorse disponibili.

 

In questo scenario, come si colloca la robotica collaborativa?

I dati, frutto di stime, riportano circa 400 installazioni di robot collaborativi in tutta Italia: di questo totale, la maggior parte hanno trovato casa in Lombardia (con il 29% delle installazioni) ed in Emilia-Romagna (con il 24%).

Se in termini assoluti il numero è modesto (si tratta di meno del 5% del totale), è il dato di crescita che resta un unicum nel settore: sono infatti stimati per il 2019 più di 600 robot collaborativi (o cobot che dir si voglia) installati in tutta Italia, con una crescita anno su anno che supera il 50%.

Il crescente successo della robotica collaborativa trova i suoi fondamentali nella maggior consapevolezza da parte delle aziende dei suoi benefici e nella crescita delle soluzioni già messe alla prova con profitto nei diversi settori industriali.

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Se molte aziende che hanno effettuato investimenti in queste tecnologie negli scorsi anni si sono mosse con un’ottica di sperimentazione, negli ultimi tempi si sta assistendo ad una maggior consapevolezza da parte delle imprese: il passaggio più significativo è quello che vede sempre meno al centro delle attenzioni il robot collaborativo in sé e per sé, a favore della soluzione d’insieme che vede il cobot innestarsi in un processo ben definito, con obiettivi di produzione chiari, sia in termini di quantità che qualità.

Il nostro CEO, Roberto Facchinetti, è molto chiaro sul punto: “In questi anni abbiamo installato e configurato più di 500 robot collaborativi, seguendo da vicino moltissime aziende nell’integrazione dei cobot nel loro quotidiano lavorativo. Non solo: abbiamo fatto e facciamo molta formazione, cercando di aiutare le nostre imprese a comprendere i vantaggi di questi strumenti di lavoro e noi stessi abbiamo imparato molto, riuscendo a riconoscere delle tipicità comuni e a proporre soluzioni che permettono di abbattere i tempi di avviamento e integrare le nostre soluzioni robotiche in maniera sempre più efficiente”.

“Le aree in cui siamo maggiormente attivi, cioè Lombardia ed Emilia-Romagna ma anche la zona di Novara e la Svizzera italiana, sono estremamente vitali dal punto di vista manifatturiero e logistico e le aziende con cui ci relazioniamo sono tipicamente già delle eccellenze, ciascuna nel suo settore. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la maggior parte di queste non si avvicina alla robotica collaborativa con l’obiettivo di aumentare la produzione: la principale preoccupazione è quella di assicurare continuità produttiva ed elevati standard qualitativi.

In operazioni in cui la ripetibilità attenta e precisa del gesto manuale è davvero “mission critical”, i robot collaborativi esprimono moltissimo valore e sempre più imprese ne stanno comprendendo il potenziale. Questo ovviamente ci fa molto piacere, non solo nel nostro ruolo di abilitatori di questa innovazione positiva, ma anche nel vedere migliorare la competitività del Sistema Paese”.

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